Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente articolo a firma delle due curatrici dell'Evento svoltosi il 9 settembre u.s.
Il Linguaggio e l’Inconscio
Città della Pieve, 8 settembre 2022
Nella Sala Grande di Palazzo Della Corgna, gremita di persone, Antonio di Ciaccia, Fabio Pedone ed Enrico Terrinoni hanno presentato Joyce ed il suo lavoro con un approccio multiculturale che dalla psicoanalisi di Lacan ha poi toccato il ruolo del traduttore e le possibilità del linguaggio. L’incontro, organizzato dalla Libuni di Città della Pieve e da Baubò Parole e Immagini, patrocinato dal Comune di Città della Pieve, è stato sostenuto da altre associazioni cittadine e da privati dimostrando come il dialogo e la rete culturale siano fattori positivi e vincenti. Dopo il saluto della presidente della Libera Università, Lucia Paoletti, l’intervento di Giorgia Capoccia ha sottolineato come la letteratura sia non solo scavare nel profondo per sondare se stessi, ma anche volare in alto e sconfinare in una libertà del pensiero che è ancora esistenziale.
Due i percorsi proposti: il rapporto Lacan-Joyce e la traduzione come atto creativo e libertà.
Antonio Di Ciaccia, traduttore di Lacan fin dal 1984, considera Joyce uno degli autori attraverso cui Lacan ha trovato un accesso all’inconscio. L’inconscio di Lacan è logico e strutturato come linguaggio anche se la forma di questo linguaggio è un sistema proprio e particolare. L’inconscio deve essere mediato come ha sostenuto Freud. Attraverso la sua letteratura Joyce diventa il mezzo/mediatore per raggiungere l’inconscio. Joyce fornisce a Lacan il perno/picchetto dell’inconscio, quello che Lacan chiama Il nome del Padre. Joyce era pazzo? Certo la sua genealogia porta i segni della pazzia: sua figlia Lucia è psicotica, ma- dice Lacan- siamo tutti pazzi e la risposta su Joyce resta in sospeso. Forse Joyce ha mostrato una sua pazzia, ma non ha avuto bisogno di analisi perché ha trovato un modo di autocurarsi che è la scrittura. La scrittura è stata la sua analisi, la scrittura come godimento. In Finnegans Wake Joyce ha goduto. Sul perché lo abbia pubblicato restiamo perplessi perché pubblicazione significa aggancio con gli altri e manifestazione di sé. In questo senso si è staccato da sé, come il corpo buccia che Dedalo vede, come ego che aggancia e fa un nodo in più.
Quindi la scrittura come piacere. E’ lo stesso piacere del gioco delle parole che Pedone e Terrinoni hanno trasmesso anche se su un piano letterario anziché di “cura”. Tradurre o stradurre è prendere le parole e ricrearle in un’altra lingua, in qualche modo reinventarle con un processo mentale che alla fine è scoperta, invenzione e godimento. Il traduttore dunque non solo come mediatore ma come creatore. Joyce stesso provò la traduzione in italiano del suo Finnegans nel 1940 lasciando un modello a cui Pedone e Terrinone si sono ispirati. Dunque Ulisse e Finnegans come rapporto quotidiano e anche notturno con l’autore Joyce, ma anche come sforzo di formare una lingua nuova. Le parole in Joyce sono un universo di significanti, soprattutto in Finnegans sono suoni a volte inventati nello stato di dormiveglia e sogno in cui ogni grammatica perde forma e connessione di significati per aprirsi ad infinite possibilità inventive. La destrutturazione della logica condivisa diviene libertà creativa e anche una forma di godimento demiurgico (atto di creazione). In questo vortice Joyce esprime anche un senso politico. Lui, irlandese, scrive in Inglese, nella lingua degli oppressori, ma quella lingua viene riformata, destrutturata, scardinata e reinventata. Lo stesso fa il traduttore quando transducit, cioè porta la parola oltre e la rivede. Anche il traduttore fa un atto di ri-creazione libera. L’opera dunque- per riprendere Eco- è aperta cioè viva, mai finita, senza limite.
Maria Luisa Meo
Giorgia Capoccia
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Antonio Di Ciaccia, formatosi tra il Belgio e la Francia, è uno psicoanalista Lacaniano. Ha incontrato Lacan nel 1972 in un periodo critico della sua vita. Un incontro unico che lo ha segnato. A Lacan si è affidato ed è diventato poi suo allievo. Trasferitosi in Italia nel 1989 ha tradotto e curato l’opera di Lacan. Membro de l'Ecole Freudienne de Paris dal 1976, fondatore in Belgio di Antenne 110, istituto per bambini autistici e psicotici, in Italia nel 1989 ha messo in opera l'"Istituto freudiano per la clinica, la terapia e la scienza. Molte le pubblicazioni, gli interventi egli incontri. Recentemente ha lanciato un Progetto di spiegazione dei Seminari di Lacan insieme al figlio Lorenzo, una serie di video, in cui offre una comunicazione della cultura lacaniana.
Enrico Terrinoni è traduttore, professore di Letteratura Inglese all’Università per Stranieri di Perugia e nel 2021 ha tradotto e curato per Bompiani la prima edizione al mondo di Ulisse con testo a fronte.
Fabio Pedone è traduttore, docente del Master di Traduzione MATRA dell’Università di Siena e insieme a Enrico Terrinoni ha completato la traduzione e curato il Finnegans Wake per Mondadori.
